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30/01/2019

Gruppo Kipre, un silenzio sconcertante e irrispettoso

La crisi del gruppo Kipre ha prodotto una situazione paradossale e inaccettabile. È passato già un mese da quel 28 dicembre, abbiamo letto comunicati aziendali pieni di buoni propositi e l’11 gennaio ricevuto una lettera di disponibilità ad incontrare il sindacato, che ancora ad oggi non si è tradotta in nulla di concreto. Non bastasse, in barba a tutti, l’azienda snobba anche i tavoli istituzionali. Quindi, ad un mese esatto da quell’articolo a pagamento sul Sole 24ore e dal deposito del concordato in bianco presso il tribunale di Modena, tutto è fermo!
Fermo il confronto con la Regione, fermo il rapporto e confronto con il sindacato (anche a livello di organizzazione del lavoro con le singole Rsu aziendali) di ben quattro provincie. Registriamo oggi dagli organi di stampa che ufficiosamente sarebbero stati nominati i due commissari giudiziali.
Ribadiamo che in presenza di novità in merito al concordato è onere aziendale dare comunicazioni ufficiali alle Rsu e ai sindacati territoriali, in quanto la veicolazione delle singole informazioni non può esser affidata alle testate giornalistiche o ad un ufficio stampa, ma a passaggi ufficiali e formali con i legittimi rappresentanti dei lavoratori.
Una novità dell’ultimo periodo sicuramente c’è: qualcuno si è prodigato a riunioni interne con i preposti al fine di trasmettere e seminare sano ottimismo: «Un paio di mesi e tutto torna come prima». La realtà purtroppo, quella vera, parla di produzioni ridotte con modifiche degli orari lavorativi e utilizzo delle ferie e dei permessi dei lavoratori. Inoltre non sono stati consegnati i buoni pasto del mese di dicembre e nemmeno in questo caso vi è stata una risposta da parte aziendale in merito alla richiesta formale di chiarimenti, avanzata dalla Flai-Cgil, su tempistiche di consegna e motivazioni del ritardo.
Ribadiamo che la procedura concorsuale di concordato preventivo è una procedura complessa che impegnerà soggetti diversi (azienda, commissari, creditori, parti sociali e istituzionali, lavoratori) al fine dell’omologa, e pertanto c’è la necessità che si apra un confronto quanto prima per garantire la continuità produttiva e occupazionale di tutte le lavoratrici e lavoratori del gruppo. Questa purtroppo, è la cruda e vera realtà.
Molti lavoratori hanno capito la gravità della situazione e chiedono al sindacato di attivarsi anche al fine di mettere in campo iniziative mirate, e che possano sbloccare almeno in parte questa situazione. Sicuramente, come abbiamo sempre fatto, rispettiamo anche il pensiero di quelle lavoratrici e lavoratori che ci dicono: «Ci hanno pur pagato lo stipendio al 10 del mese».
Questo però non può più bastare a rassicurare chi ha a cuore il futuro di centinaia di famiglie: è giunto il momento di dire basta! Per questo, su mandato delle lavoratrici e dei lavoratori, la Flai Cgil è le Rsu aziendali hanno già proclamato lo stato di agitazione nello stabilimento di Trieste. Analoga scelta verrà sottoposta nei prossimi giorni anche ai lavoratori degli altri stabilimenti del gruppo. In assenza di una data immediata ufficiale di un incontro, saranno subito calendarizzate iniziative di lotta da tenersi a livello di singolo stabilimento.

Rassegna Stampa

15/02/2019

Economia, Regione, Lavoro.
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